Commento al Magnificat

Gv 6:47 In verità, in verità vi dico: Chi crede in me ha vita eterna.

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Martin Lutero - commento al MagnificatAll'illustrissimo e nobilissimo Principe e Signore Giovanni Federico,Duca di Sassonia, Langravio di Turingia e margravio di Meissen, mio gentile Signore e Protettore, il suo devotissimo cappellano Dr. Martin Lutero.
Serenissimo, nobilissimo Principe e gentile Signore, che la mia umile preghiera e la mia disponibilità siano sempre dirette nei confronti di Vostra Grazia. Mio egregio Signore, ho umilmente ricevuto poco fa la lettera che Vostra Grazia ha avuto la cortesia di indirizzarmi, il cui rassicurante contenuto mi ha rallegrato. 
Poiché da tanto tempo Vi ho promesso un commento del Magnificat, che non ho potuto scrivere quando avrei voluto perché ostacolato dalle cattive azioni di molti avversari, ho deciso di rispondere alla Vostra lettera con questo opuscolo, per timore che un ulteriore ritardo, non più giustificato, non diventi per me motivo di vergogna, impedendo al gentile animo della Signoria Vostra, amante della Sacra Scrittura, di approfondire le sue conoscenze e i suoi studi dai quali ricaverà forza ed entusiasmo, con l'assistenza della grazia divina, che auguro a Vostra Grazia.
Ciò costituisce una cosa della massima importanza, in quanto la salvezza di molta gente, dipende dalla grandezza di un principe che disposto a rinunciare al proprio arbitrio si lascia guidare dalla grazia di Dio, mentre egli può costituire la loro rovina se confida soltanto in se stesso.
Infatti, se è vero che il cuore di tutti gli uomini sta nella mano di Dio onnipotente, e pur vero che è stabilito che: "Il cuore del re si trova nella mano di Dio ed Egli lo dirige dove vuole". Dio vuole infondere nel cuore dei potenti il timore che si deve nutrire per Lui, affinché capiscano che i loro pensieri non valgono nulla senza l'ispirazione di Dio. L'aiuto di altre persone può recare giovamento o danni soltanto ad esse o a pochissimi altri.
I signori, infatti, arrecano vantaggi e danni a tanta più gente tanto più grande è il loro dominio. 
Per questo motivo la Scrittura definisce i principi pii e timorati di Dio, angeli o perfino dei, mentre quelli perversi sono indicati come leoni, dragoni e bestie feroci, da Dio stesso annoverate nei suoi quattro flagelli, insieme alla carestia, alla pestilenza e alla guerra. Puoi proseguire la lettura dell'intero documento impaginato cliccando qui.