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Una porta unica

Io sono la porta delle pecore ... ; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.Molte volte nella vita ci siamo trovati ad affrontare alcuni “passaggi” che hanno lasciato in noi un segno. Abbiamo varcato “porte” che ci hanno condotto a situazioni molte volte spiacevoli. E ancora, nella nostra vita dovremmo varcare “porte”  che non vorremmo attraversare. Ma vi è una “porta” che spaventa molti più di altre, una “porta” che spinge, prima o poi, ad interrogarsi sul significato della vita. Questa “porta” è la morte. L’uomo teme questo “passaggio” e questo è del tutto naturale. Ma per il credente vi è una grande consolazione: Gesù conosce i nostri timori e partecipa al nostro turbamento. Di fronte al dolore per la morte di Lazzaro leggiamo che: “Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò ..” (Gv 11:33).
Egli stesso provò, nella sua umanità, lo sconforto per la “porta” che doveva attraversare: “Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani e disse ai discepoli: «Sedete qui finché io sia andato là e abbia pregato». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a essere triste e angosciato.  Allora disse loro: «L'anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate con me». E, andato un po' più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi»” (Mt 26:36-39).  Puoi proseguire la lettura di tutto il testo cliccando qui.
 

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